Your Lie in April, l’opera che racconta di noi stessi!

Scritto da Mettiu Penta

24/12/2020

Benvenuti ragazzi su One Word Blog, ultimamente ho fatto una scorpacciata vergognosa di anime, pertanto condivido con voi queste piccole riflessioni per sentirmi meno inutile. Iniziamo subito con l’opera di Takao Yoshioka!


Trama

“Durante la primavera del mio 14esimo anno di vita, ho cominciato a correre verso il futuro con te.” Sono queste le parole del pianista prodigio Kousei Arima fino alla morte della madre, a seguito della quale la “vita musicale” del giovane si blocca inaspettatamente. Dopo questo spiacevole episodio, il protagonista, comincia infatti a sentire una sorta di voce che gli sussura all’orecchio e che gli impedisce di ascoltare le note del piano. Il successivo incontro con la violinista Kaori Miyazono porta una nuova luce nella vita di Kousei. La ragazza ha una personalità audace e prorompente a differenza del protagonista, chiuso e tormentato dalla paura di suonare il piano, che rimane affascinato dal modo in cui Kao “trasforma” la musica. Dietro tutto questo, c’è tuttavia qualcosa che Arima ancora non sa.


Riflessioni personali

(CONTIENE SPOILER!!!)

Per prima cosa, inizio col dire che ho trovato finalmente un’opera che riuscisse a parlare del periodo adolescenziale senza sottovalutarlo e confesso che sono veramente contento di come è stata realizzata. Mi ha riportato alla mente cose molto scomode che pensavo di dover eliminare ed ho capito che è stato un bene non averlo fatto poiché, in realtà, sono proprio questi momenti, simili a frammenti di vetro taglienti, che mi hanno aiutato ad andare avanti.

Questa marcata presenza di un’anima adolescenziale (nel vero senso dell’espressione) dell’opera dà a quest’ultima un valore intrinseco più profondo. Lo so, è un concetto molto complesso per un semplice “anime per 14enni” vero? Sbagliate proprio qui voi che lo pensate. Reputo che ci sia molto di più dietro. Comunque, dover partire con questa premessa di base per fare un discorso logico implica che io (come anche voi del resto) mi immedesimi nei personaggi e ripercorra periodi della mia vita non molto felici. Infatti, ciò che mi ha fatto apprezzare molto di più l’opera è stato proprio il compromesso che l’autore implicitamente voleva che accettassi: seguire la storia con gli occhi dell’anima. Questo ha reso tutto più serio e spaventosamente realistico. Provare di nuovo alcune emozioni mi ha fatto di certo uno strano effetto ed è stato come vivere una storia in parallelo, con me presente.

Inoltre, uno dei pensieri più profondi che ho avuto in questo periodo lo devo proprio a Bugie d’Aprile (si, preferisco la traduzione italiana). Ho capito che le difficoltà che ci accompagnano durante l’adolescenza plasmano la visione che avremo della vita. Ecco perché ogni persona o situazione ci ricorda un particolare momento, spesso brutto. La vita però cerca di riscattarsi e, come per dimostrare la sua autonomia, ci pone davanti a figure e circostanze che vorrebbero aiutarci. A questo punto la scelta è nostra, vogliamo quindi essere aiutati o preferiamo piangerci addosso e darla vinta alle difficoltà? Il mio consiglio è, ovviamente, quello di abbracciare questa opportunità che la vita ci offre, così da avere due prospettive. Una più ottimista e consapevole di sé, ed un’altra più pessimista e critica che ci aiuterà ad andare avanti nei momenti bui. Avremmo l’opportunità di sbirciare nell’abisso e sentire la tristezza della solitudine senza più ricascarci.

Ho trovato difficoltà a scrivere questo mio piccolo pensiero semplicemente perché quasi ogni scena mi ha portato alla mente diversi ricordi e di conseguenza è stato arduo scegliere gli aspetti più interessanti per commentarli. Non voglio però dilungarmi troppo ad analizzare ogni particolare dell’anime, perché stavolta non è importante cosa ho provato io, piuttosto ciò che avete sentito voi, non per niente penso fermamente che l’opera racconti di noi stessi.

Mi sento in obbligo di spendere solo “poche parole” per parlare di due scene molto significative, che spiegano bene ciò che ho scritto in precedenza: l’addio delle figure più importanti per il protagonista Kousei. Il primo addio, quello alla madre Saki Arima, dev’essere per noi d’ispirazione, affinché possiamo abbandonare tutto quello che ci appesantisce fino a condurci nell’oscuro fondale della solitudine. Dobbiamo mostrare coraggio per lasciare andare quella parte di noi che continua a logorarci. Sappiamo comunque bene che in realtà, la parte di noi che ci causa “sofferenza”, non se ne andrà facilmente, anzi resterà per aiutarci, perché ha forgiato la nostra esperienza. Anche se in questa scena c’è una tristezza onnipresente, non si può fare a meno che restare a bocca aperta e contemplarne la bellezza.

La seconda, quella che tutti abbiamo amato, riguarda l’addio di Kaori, l’amata del giovane pianista. Giunto al finale ho percepito la tristezza di Kousei, ma non la solitudine come nell’analoga situazione vissuta in precedenza, perché stavolta il protagonista sa bene che Kao rimarrà sempre una parte di sé. Sicuramente sarà il ricordo più bello ed infatti, nel finale, Kousei ringrazia la ragazza per quello che gli ha lasciato. Il momento della lettera è stato sicuramente il più toccante e, non per niente, lo ritengo l’emblema dell’anime stesso. Scendendo nei particolari, riesce, a parer mio, a chiudere molto bene la trama sotto diversi aspetti: per dirne giusto uno assistiamo alla fine del processo di crescita di tutti i personaggi. Possiamo dire che, proprio come mi aspettavo, questo momento è la ciliegina sulla torta che mette fine in modo impeccabile alla storia. Nessun dubbio, nessuna analogia e niente da spiegare, così ci lascia Bugie d’Aprile, con un silenzio assordante e un po’ di amaro in gola, alla fine ci va bene così.


Anche oggi siamo giunti alla fine di questa recensione. Come vi è sembrato? Siete d’accordo con me? Fatemi sapere nei commenti! Noi come sempre siamo attivi anche sui nostri social Facebook e Instagram, quindi passate anche lì.

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