The Promised Neverland: uno shonen fuori dagli schemi!

Scritto da Garou

24/01/2021

Un saluto a tutti dal vostro Garou!

Oggi vorrei parlarvi di The Promised Neverland, un’opera che sto rivalutando molto. Al momento, abbiamo tutti avuto modo di assistere ai primi 3 episodi della seconda stagione, sugli 11 totali e devo dire che mi sta appassionando molto più della prima. Prima di iniziare vi avverto che ho intenzione di parlare della trama e fare una sorta di recensione basandomi solamente su ciò che ho visto all’interno dell’anime (per il confronto tra l’opera cartacea e la trasposizione animata clicca qui!).

ALLERTA SPOILER!!!

Inizio innanzitutto con il delineare la trama della prima stagione: i nostri protagonisti sono i bambini di un orfanotrofio che vivono nel complesso in comunità ed insieme alla loro mamma (termine con cui viene indicata la donna che si occupa della struttura). I bambini vivono una vita apparentemente felice e spensierata ma, durante una normalissima sera, in cui una bimba lascia l’orfanotrofio perché è stata “adottata”, Norman ed Emma, due tra i ragazzi più grandi e perspicaci della comunità, scoprono la cruda verità: nessuno dei ragazzi che lascia l’orfanotrofio viene adottato. Conny, la bambina che avrebbe dovuto abbandonare la struttura, si ritrova davanti a due demoni che la uccidono in un solo colpo e nel frattempo, Emma e Norman che erano andati a consegnare alla malcapitata il suo pupazzo preferito assistono alla scena. I due scoprono in seguito che l’orfanatrofio è in realtà una “fattoria” in cui i bambini vengono cresciuti nel miglior modo per diventare prodotti di prima qualità da essere dati in pasto ai demoni. Grazie all’aiuto dell’amico Ray, i protagonisti si impegnano per riuscire a scappare dall’orfanotrofio e salvare tutti i bambini al loro interno.

Parto dal presupposto che, per quanto la trama fosse qualcosa di innovativo, dopo i primi episodi l’opera ha cominciato a piacermi sempre meno. Il fatto che vi siano a mio parere troppi complotti e tradimenti all’interno dell’orfanotrofio sia nei confronti della mamma che tra gli stessi bambini non mi ha entusiasmato affatto. Diciamo che da questo punto di vista ho notato troppo quell’irrealisticità presente in ogni anime che, a differenza di altre opere (come ad esempio Death Note), mi è pesata troppo in The Promised Neverland poiché vedere dei bambini, l’esempio più lampante di innocenza e solidarietà, che si tradiscono e si pugnalano alla spalle in una situazione del genere mi ha completamente deluso. Fortunatamente, la figura di Ray, l’iniziale spia della mamma, “cambia fazione” e, insieme ai suoi compagni, riesce a fornirci un finale di stagione pieno di colpi di scena e senza ombra di dubbio emozionante.

Sto apprezzando di più la seconda stagione poiché, fino ad ora, ho avuto la possibilità di vedere un gruppo di bambini coeso, capeggiato da Ray ed Emma, e determinato a salvare tutti i bambini che crescono nelle numerose fattorie. I ragazzi scoprono infatti in modo costante nuove informazioni sugli orfanotrofi e sul mondo esterno, diviso in maniera netta tra il mondo degli umani e quello dei demoni, in cui si trovano i nostri bambini. Anche la figura di Minerva, già presente nella prima stagione, viene approfondita all’interno della seconda ed insieme alle figure dei demoni Sonju e Mujika favorisce una sceneggiatura ottima e coinvolgente (il punto forte dell’opera). Non voglio trarre conclusioni troppo affrettate ma posso sicuramente dirvi che The Promised Neverland mi ha preso molto in questo periodo e nutro ottime aspettative sul suo continuo (mi auguro di non rimangiarmi queste parole…).

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