The Legend of Zelda: Breath of the Wild – recensione!

Scritto da Garou

29/01/2021

Un saluto a tutti dal vostro Garou!

Allora, non siete fan di Zelda? Va benissimo, neanche io lo sono ma ciò non cambia il fatto che, se avete una Switch oppure una Wii U, DOVETE giocare questo titolo. Vi dico già da ora che non abbiamo nessuna novità per quanto riguarda il sequel di questo videogame e, l’unica cosa che possiamo supporre è che possa essere annunciato prossimamente in contemporanea con la Switch Pro. In questo articolo non dirò niente di nuovo e cercherò solamente di convincere chi non conosce la serie ad acquistare il gioco. Incredibilmente NON FARO’ SPOILER!

Vorrei iniziare dicendo che il gioco mi ha preso tantissimo in quanto sono un amante dei giochi fantasy e degli action RPG/adventure. Impersoniamo Link, l’eroe che dovrà liberare il regno di Hyrule e la principessa Zelda dalla Calamità Ganon. Non aspettatevi una storia lunghissima poiché le missioni principali sono un totale di 15 e, nonostante vi terranno impegnanti per un bel po’ di tempo, non sono l’aspetto fantastico del gioco.

La cosa che ci farà perdere più tempo è infatti l’esplorazione di Hyrule con la successiva scoperta dei vari punti di teletrasporto: i sacrari (mini-dungeons con vari livelli di difficoltà) e le torri (punti di osservazione da scalare per espandere la mappa). Fin dall’inizio del gioco il giocatore ha a possibilità di imbattersi in mostri fortissimi (come ad esempio i Lynel) che, oltre ad avere un move-set abbastanza vario, uccidono con un colpo solo. Inoltre abbiamo anche un altro aspetto importantissimo del gioco: la stamina. La barra del vigore sarà essenziale per correre, per combattere contro i nemici e soprattutto per scalare le innumerevoli torri e montagne altissime disseminate per tutta la mappa. L’unico modo che il giocatore ha per aumentare il proprio vigore ed il numero dei propri cuori sarà completare i dungeons dei sacrari, alla fine dei quali il giocatore ottiene gli emblemi dell’eroe, monete di scambio per i potenziamenti.

Un’altra particolarità del gioco è il complessissimo sistema di crafting, essenziale per sopravvivere nelle terre di Hyrule. Nel nostro viaggio ci imbatteremo fin da subito in terre ghiacciate, deserti e terre infuocate in cui dobbiamo necessariamente avere degli abiti o quantomeno delle pozioni per proteggerci. Partiamo con ordine dal vestiario, una parte ottenibile all’interno dei dungeons ed un’altra semplicemente acquistabile. Ovviamente non ci limiteremo ad acquistarli o trovarli ma, trovando le sorgenti delle fate radiose, possiamo potenziare i nostri vestiti e fidatevi che avremo bisogno di una quantità assurda di materiali, dai drop dei mostri e degli animali, alle piante trovabili in natura. Passando invece alle pozioni, è possibile crearle tramite un vasto sistema di cucina. All’interno del gioco sono infatti presenti un’infinità di ricette, dalle pozioni, ai cibi, tramite il quale è possibile combinare ingredienti di ogni genere e dar vita a numerosi effetti (dalla resistenza al fuoco, all’aumento del vigore…). Probabilmente è il sistema di cucina migliore che abbia mai visto nei videogames.

Parlando dei dungeons veri e propri, un classico nei titoli di Zelda, li ho forse trovati troppo facili. Gli enigmi sono sempre presenti e sono indubbiamente divertenti ma, una volta completati i primi due dungeons, gli altri due li ho trovati facilissimi. Da questo punto di vista non abbiamo infatti un altissimo tasso di difficoltà, né tanto meno una un aumento progressivo. Per quanto riguarda gli enigmi all’interno dei sacrari ad esempio ne ho trovati un paio più impegnativi nella prima metà del gioco e dopodiché sono stati tutti facilissimi. Al contrario, posso affermare che è più difficile trovare i sacrari nella parte più avanzata della mappa dove, molto spesso, sono nascosti in delle grotte in mezzo alle montagne.

Vorrei fare una piccola parentesi per quanto riguarda l’enormità del gioco. All’interno della mappa è possibile notare un indicatore che ci dirà la percentuale di completamento del gioco ed il mio, dopo quasi 70 ore di gameplay, indica circa il 25%. In questa indicazione il gioco tiene solamente conto dei 120 sacrari, dei 900 semi Korogu, dei 4 dungeons principali e dei 226 luoghi esplorabili. E’ inutile dirvi che recuperare i 900 semi Korogu (grazie a loro si fa il 72% di completamento) sia un impresa che vi prenderà molto anzi, troppo tempo. Non ho nominato le missioni principali e secondarie perché non bisogna completarle per forza ma, se volete farlo, potete cimentarvi in 15 missioni principali, 42 sfide dei sacrari, 77 missioni secondarie, 18 ricordi sbloccabili con il completamento delle altre missioni e 385 foto del compendio.

Non ho intenzione di dilungarmi più di tanto sul gameplay e voglio perciò spiegarvi in che modo questo gioco mi ha colpito. La meccanica che più mi è piaciuta è stata senza dubbio la già citata esplorazione. Scoprire tutti i paesaggi, tutti i segreti del gioco, le ambientazioni completamente diverse, l’enorme fauna ed il complesso di crafting e materiali presenti nel gioco mi è piaciuto un sacco: la prima volta che ho incontrato il drago Fidora sono rimasto a bocca aperta! La grafica poi, soprattutto durante le scalate delle numerosissime e mastodontiche montagne mi ha fatto ammirare ed apprezzare ogni paesaggio del gioco. Il gran numero di cose da fare mi ha inoltre fatto immergere completamente all’interno del gioco e, quando ho completato tutti e 120 i sacrari vi confesso che mi è venuta a mancare quella voglia irrefrenabile di avventurarmi in luoghi sempre nuovi!

Parlando della storia poi, nonostante fosse un po’ cortina, l’ho apprezzata tantissimo e, quelle poche missioni principali, insieme ad i ricordi che Link piano piano rivive, mi hanno emozionato non poco. L’unica cosa che probabilmente non mi è piaciuta è il fatto che non esiste alcun postgame: una volta sconfitto il boss finale il giocatore deve per forza ritornare al momento prima della battaglia e di conseguenza, quell’enormità di cose da fare vanno fatte prima di sconfiggere la Calamità Ganon. A tal proposito posso dire che non mi è piaciuta questa meccanica poiché non sono mai stato abituato a non essere messo davanti a nessuna scelta (in molti videogiochi il giocatore può scegliere se continuare nel postgame, se tornare indietro prima alla morte del boss, oppure se iniziare di nuovo il gioco in modalità NG+) e, andando avanti con il gioco, esplorando i sacrari e cercando di completarlo al 100%, questa meccanica non mi è più pesata. Nonostante tutto non posso in alcun modo parlare male di questo gioco che, a distanza di quasi 4 anni dalla sua uscita, dopo aver vinto il titolo di Game of the Year, riesce ancora a far parlare di se e non posso fare altro che consigliarvelo in attesa del suo attesissimo sequel!

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